Dir.san. Eriberta Ros Aut.San. n°6 del 22-11-2010.

Materiale scientifico

UN CASO DI SPIROCERCOSI ESOFAGEA NEL CANE
Gastroenterologia
Indirizzo corrispondenza: Linda Di Martino c/o Clinica Veterinaria S. Marco Via Sorio 114/C 35131 Padova   lindadima@libero.it
Linda Di Martino Med Vet; Tommaso Furlanello Med Vet, DECVCP,
Davide De Lorenzi Med Vet, Dottore di Ricerca, SCMPA, DECVCP.
Introduzione. 
La Spirocercosi è causata dal nematode Spirocerca lupi che infetta il cane domestico e altri Canidi dei paesi tropicali e subtropicali. I carnivori si infestano ingerendo l’ospite intermedio oppure l’ospite paratenico e il parassita migra dalla mucosa gastrica all’aorta toracica caudale in circa 3 settimane dove continua la sua maturazione per altri 3 mesi prima di raggiungere l’esofago, qui incistandosi come parassita adulto. I segni clinici comprendono rigurgito, disfagia, perdita di peso, dispnea e morte improvvisa.
A conoscenza degli autori, questa patologia non è mai stata descritta nel cane nel nostro Paese, essendo l’Italia fuori dalla zona di diffusione della Spirocerca. Scopo del presente lavoro è quello di descrivere un caso di spirocercosi nel cane ed illustrare una  tecnica non precedentemente impiegata nella diagnosi di questa malattia.
Descrizione del caso: Balui, una cagna intera meticcia di 2 anni di età è stata riferita per una difficoltà respiratoria insorta da una decina di giorni e per febbre.
Dall’anamnesi risulta che è stata trovata alle Isole Mauritius e portata in Italia in età adulta. La cagna ha partorito da qualche settimana e presenta le mammelle turgide. Alla visita clinica l’addome si presenta dilatato, pastoso e dolente e il respiro discordante.  La prova di succussione risulta positiva, il polso 155 bpm, respiro 48, MAP 135 e T 38,8C°. Una terapia con cefazolina e un’associazione tra lincomicina e spectinomicina impostata 5 giorni prima non aveva portato miglioramenti. Al momento del ricovero sono stati eseguiti gli esami ematobiochimici che hanno evidenziato un quadro infiammatorio aspecifico (neutrofilia matura, linfocitosi, monocitosi e aumento delle proteine della fase acuta), piastrinosi e ipoalbuminemia mentre le urine risultano ipostenuriche.
La radiografia del torace ha evidenziato una estesa radiopacità dei tessuti molli tra la vena cava caudale e l’aorta toracica caudale e una spondilosi ventrale delle vertebre toraciche caudali. L’esame ecografico ha visualizzato una voluminosa neoformazione cistica dorso-craniale destra rispetto al fegato con compressione della vena cava caudale, di incerta collocazione anatomica (toracica vs addominale). Quindi  Balui è stata sottoposta a indagine tomografica che ha evidenziato i rapporti di contiguità della massa con la parete esofagea.  Per studiare il coinvolgimento esofageo è stata eseguita una esofagoscopia.
L’esame endoscopico ha evidenziato due noduli di 0,5 e 1 cm e uno più grande di 2 cm peduncolato localizzato tra la base del cuore e lo sfintere esofageo inferiore.  Sono state fatte delle biopsie ad ago sottile utilizzando un ago di Wang attraverso il canale di lavoro endoscopico e ottenuti sei campioni per la citologia. I vetrini ottenuti erano tutti cellulari: neutrofili non degenerati, macrofagi attivati, muco e detriti amorfi. Sparse nel vetrino erano presenti strutture ellittiche dotate di capsula spessa interpretate come uova di Spirocerca lupi.
Sulla base delle immagini radiografiche, tomografiche, citopatologiche e a causa dell’area di provenienza di Balui è  stata emessa una diagnosi di Spirocercosi. La cagna è stata trattata con doramectina 500μg/kg SC in due somministrazioni intervallate  di 7 giorni. Il successivo follow-up a 40 giorni ha mostrato la completa remissione della sintomatologia e la scomparsa della massa in cavità toracica.
Discussione: Una diagnosi presunta di Spirocercosi si basa sul rinvenimento radiografico di una massa nell’esofago caudale associata a spondilite delle vertebre toraciche caudali e l’esofagoscopia spesso evidenzia piccoli noduli lisci, rilevati sulla mucosa esofagea che possono avere una protuberanza a forma di capezzolo attraverso i quali le femmine depositano le uova. La conferma diagnostica si ottiene trovando le uova nelle feci ma la diagnosi di spirocercosi è molto difficile nella fase iniziale dell’infestazione.
L’esame delle feci e la visualizzazione diretta delle caratteristiche uova ellissoidali embrionate sono un punto fondamentale per la diagnosi definitiva. La flottazione con una soluzione sovrasatura di zucchero è stata raccomandata ma il numero di falsi negativi è molto alto perché l’emissione delle uova è intermittente.
Nel caso di Balui le uova sono state individuate dentro le lesioni esofagee tipiche della Spirocercosi indicando in questa sede una possibile e non precedentemente segnalata alternativa per la ricerca delle uova del parassita. La guarigione spontanea non è mai stata riferita mentre numerosi lavori dimostrano, come nel presente caso, l’efficacia e la sicurezza della terapia con doramectina.
Questo caso suggerisce inoltre che in presenza di animali che hanno soggiornato all’estero in paesi tropicali e subtropicali e che si presentano a visita clinica con rigurgito e dispnea è opportuno considerare in diagnosi differenziale la Spirocercosi.

Bibliografia
Van der Merwe LL, Kirberger RM, Clift S, Williams M, Keller N, Naidoo V. Spirocerca lupi infection in the dog: A review Vet J. 2008;176(3):294-309
De Lorenzi D. Furlanello T. What is your diagnosis? Esophageal nodules in a dog. Vet Clin Pathol. 2010; in press.